Sant'Antonio Abate Stampa E-mail
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Martedì 01 Luglio 2008 21:02

  

   

La vita

Sant’ Antonio Abate, chiamato anche Sant’ Antonio del Fuoco (Sant’Antoni de lu Fuecu), nacque a Cuma (l’odierna Qemans,) in Egitto, intorno al 251 d.c., da una famiglia di agricoltori cristiani, di cui rimase orfano, ad un’età di circa vent’anni, insieme con una sorella minore cui badare.

Non lontano da li, sentì la vocazione evangelica da cui la famosa frase: "Se vuoi essere perfetto, va’, vendi quello che possiedi e dallo ai poveri" : cosi, distribuì tutte le sue ricchezze ai poveri e affidò la sorella ad una comunità femminile.
Compiuta la sua scelta di vivere come un eremita, si ritirò in solitudine a lavorare e pregare, prima nella sua città natale, poi nel deserto: si narra che, da qui, ne abbia dedotto il motto “ORA ET LABORA”.
Nei primi anni di “ritiro”, fu tentato da dubbi sulla sua scelta di vita, ma, consigliato da altri eremiti, si ritirò in una tomba scavata nella roccia, nei pressi del suo villaggio.
Qui trascorse molti anni lottando contro le tentazioni del diavolo che gli appariva sotto forma di bestia – soprattutto porco – per spaventarlo; ma, a queste provocazioni, Antonio rispondeva con digiuni e penitenze, riuscendo a vincere.
Avvenne che, in seguito ad una tentazione del demonio, senza sensi, fu raccolto dalla tomba da persone che si recavano in visita e trasportato nella chiesa del suo villaggio.

Nel 285 interruppe ogni relazione umana, cosi che si diresse verso il Mar Rosso, in una fortezza romana dimessa; qui disponeva soltanto di una fonte d’acqua e ci rimase all’incirca 20 anni, nonostante fosse sempre tormentato dal demonio.
Col tempo, si diffuse la sua fama di anacoreta, la quale indusse molta gente a volere Antonio vicino; la soluzione fu vista nell’abbattimento delle mura della fortezza, attraverso cui, Antonio fu liberato per poi dedicarsi a curare i sofferenti.
Durante le persecuzioni dell’ Imperatore Costantino, nel 311, Antonio tornò ad Alessandria per sostenere i cristiani dalle persecuzioni, e il suo amico, Sant’Atanasio, scrisse una lettera al  l’Imperatore Costantino, chiedendo d’intercedere per Antonio.
Tornata la pace, Antonio sostenne sempre la lotta all’Arianesimo e visse i suoi ultimi anni nel deserto della Tatabaide, dove pregava e coltivava il suo piccolo orto per il proprio sostentamento.
Morì il 17 gennaio del 357, all’età di 106 anni, e venne sepolto dai suoi discepoli in un luogo segreto.

Le Reliquie

Nel 561, le reliquie furono trasportate ad Alessandria d’Egitto, e, verso il 635, furono   trasferite a Costantinopoli. Nel XI secolo, il nobile francese, Jocelin de Chateau Neuf, le ottenne in dono dall’imperatore di Costantinopoli e le portò in  Francia. Nel 1070, il nobile Guigues de Didier fece costruire una chiesa nel villaggio di Arles, dove vengono lasciate posare le spoglie del Santo.
Per la prima volta nella storia, dal 6 al 13 gennaio 2006, in occasione del Giubileo Antoniano, le Reliquie del Santo partirono alla volta del Comune di Novoli, mentre, dal 13 al 17 giunsero sull’Isola di Ischia,il 20 agosto pervennero ad Aci Sant’Antonio (CT), dal 21 al 29 gennaio 2007 arrivarono a Vibonati (SA) e, successivamente, ripartirono per rimpatriare nella propria Chiesa di Arles, sito in Francia.
 

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